Silvia Montefoschi: la vita e il pensiero


Le moderne scienze biologiche ci insegnano che un organismo non è e quindi non può essere ridotto alla somma delle parti, un organismo quale intero altro dalle parti che lo costituiscono è ben altro, si tratta di un vero salto di qualità.
Sembra quanto detto far da commento al noto detto hegeliano:

« Il vero è solo l'intero »
(G. W. Friedrich Hegel)
a cui fa eco uno dei più noti tra i suoi tanti allievi:

« L'unità è soltanto un divenire unità »
(Franz Rosenzweig, "La stella della redenzione", 1921)
Silvia Montefoschi che in un sogno l'inconscio universale definisce "figlia di Hegel" non è da meno di costoro e prosegue il lavoro del grande filosofo del divenire della totalità:

« E la psicoanalisi svelando l'unitarietà di tutti gli ambiti dello scibile, è arrivata alla visione unitaria dell'essere »
(Silvia Montefoschi, "L'ultimo tratto di percorso del Pensiero Uno - Escursione nella filosofia del XX secolo", 2006)

La pensatrice al cui pensiero è dedicato questo sito web per indicare questo "intero" di cui abbiamo trattato, questa "unità" e questo "divenire unità" utilizza il concetto di "Pensiero Uno" che costituisce il concetto chiave della nuova logica unitaria, logica scaturita proprio al termine della storia della psicoanalisi come consapevolezza che l'uno e l'altro del discorso psicoanalitico e più in generale dell'essere come dialogo tra i due termini del principio dialogico sono una unità processuale quale logos che era in principio e anche sostanza dell'essere e che quindi oltre ad avere fatto tutto ciò che è, è anche ciò che è.



Silvia Montefoschi (Roma, 12 giugno 1926Zurigo, 16 marzo 2011) è stata un medico, biologo e psicoanalista italiana


La formazione: da biologa a medico-psicoanalista

Dopo la laurea in Biologia, ottenuta nell'immediato dopoguerra dall'università di Roma Montefoschi si trasferisce a Napoli, dove inizia una breve esperienza di ricerca in ambito biologico presso la Stazione Zoologica della città partenopea.

Prime intuizioni e riflessioni sul metodo cosiddetto scientifico
Fu proprio nel corso di questa sua prima attività scientifica anche se nel solo ambito della biologia che si rese ben presto conto della ingenuità epistemologica della modalità di pensiero propria al cosiddetto "metodo scientifico" e nel venire meglio a conoscenza sempre nello stesso periodo di un altro metodo, il "metodo psicoanalitico" che lo riconobbe come quello più corrispondente all'idea ch'essa sera fatta del vero "metodo scientifico", maturò quella svolta nella sua vita professionale che infine, a distanza di anni, la portò a concepire l'idea di "Pensiero Uno".

L'incontro con il metodo psicoanalitico
«Il senso dell’incontro tra Bernhard e me […] mi fu chiaro alla fine del nostro comune percorso come quello della staffetta dove il penultimo corridore consegna il testimone a chi deve portarlo alla meta»
(Silvia Montefoschi, "Il vivente - Testimonianza di Silvia Montefoschi", 1988)

Rientrata a Roma, nel 1952 inizia quindi l'analisi personale presso Ernst Bernhard, psicologo analista.
Bernhard medico di Berlino specialista in pediatria era approdato alla psicoanalisi freudiana e solo in seguito divenne fervente allievo di  Carl Gustav Jung. Di origini ebraiche per sfuggire alle persecuzioni naziste del suo paese approdò in Italia a Roma dove trovò ospitalità anzichè ostilità presso la comunità di psicoanalisti freudiani tra cui Edoardo Weiss trasferitosi lì da Trieste ch'era stata la capitale della psicoanalisi di orientamento freudiano. Benchè ormai fin dai tempi dallo strappo di Freud da Jung che vietò a Jung di utilizzare il termine di "psicoanalisi " per il suo orientamento psicoanalitico, era invalso l'uso di chiamare la psicoanalisi junghiana "psicologia analitica", Bernhard preferì sempre adottare il termine di "psicologia individuativa" che rivela l'accento interpretiva proprio a Bernhard del pensiero del pioniere di Zurigo. Benchè sia divenuta leggenda la mitica contrapposizione Freud-Jung e poi freudiani-junghiani invece sia Bernhard che Montefoschi lavorarono in seguito non a creare ulteriori divisioni all'interno del panorama teorico della psicoanalisi ma semmai ad una sintesi e ricomposizione delle tante visioni in un unica psicoanalisi. Questo Montefoschi fece fino all'ultimo dove anche negli ultimissimi scritti considera la storia degli orientamenti psicoanalitici un po' come ha fatto Hegel nel trattare le tante filosofie di cui è costellata l'unica storia della filosofia e così come per Hegel la filosofia coincide con la storia della filosofia così per Montefoschi la psicoanalisi coincide con la storia della psicoanalisi.
Benchè già laureata Montefoschi decide di prendere anche una seconda laurea in Medicina per poter esercitare il mestiere di psicoanalista che ormai aveva compreso sarebbe stato quello il suo destino professionale, professione di psicoanalista che allora richiedeva l'essere iscritti all'albo professionale dei medici.
Terminata la sua analisi didattica personale con Bernhard iniziò già a Roma anche ad avere i suoi primi pazienti da psicoanalista.
Da Roma a Napoli per un ulteriore approfondimento degli studi in biologia e poi di nuovo a Roma per l'incontro con l'"angelo" Bernhard  (indicando l'etimologia di "angelo" infatti il significato di messaggero, postino) per il passaggio del testimone come in una staffetta da Freud a Jung e poi a lei per il tramite di Bernhard,  tuttavia ben presto Silvia Montefoschi si accinge a ripartire per un nuovo percorso e infatti di lì a poco con il suo compagno Franco Minozzi anch'egli psicoanalista e allievo di Bernhard nel 1956 si trasferisce a Milano ed è proprio in questa nuova città che diverrà la sua città di adozione avendo lì vissuto dal 1956 fino al 2004 che inizia la sua vera e propria attività di psicoanalista .

Prime pubblicazioni
In questo primo periodo milanese Silvia Montefoschi collabora anche con il "Centro Studi di Psicologia Clinica" di Milano ed è proprio in questo periodo che risalgono i suoi primi contributi teorici che vennero pubblicati su riviste specializzate nel campo della psicologia e psicoterapia ma anche in riviste più attivamente e direttamente impegnate anche nel campo del sociale. Citiamo tra queste:
  • Psicoterapia e scienze umane
  • Minerva Medico-Psicologica
  • Archivio di psicologia neurologia e psichiatria
  • Rivista di psicologia sociale
  • Problemi del socialismo
  • MondoOperaio
  • Quaderni Piacentini
  • Nuova Donna
  • Woman
  • Femme,
  • e altre riviste ancora.

Analista didatta e membro fondatore dell'AIPA

In parallelo all'attività psicoterapeutica si occupa, soprattutto attraverso la costituzione di successivi gruppi di lavoro, della supervisione e della formazione di nuovi allievi, riconosciuta dallo stesso Bernhard nella funzione di analista didatta per il nord Italia.
Silvia Montefoschi allora già membro riconosciuta della Società Internazionale di Psicologia Analitica, assieme a Bernhard diviene membro fondatore dell'Associazione Italiana di Psicologia Analitica.


Da Jung una antropologia al di là del principio di autorità

Dopo gli eventi del 1968 in europa e nel mondo tuttavia intorno al 1970 prende la decisione di uscire da entrambe le associazioni per il rifiuto per quella che riteneva l'inevitabile identificazione dogmatica del pensiero nell'appartenenza ad una "scuola".


La svolta

[Il nuovo modello relazionale intersoggettivo a differenza del vecchio modello relazionale interdipendente che si fondava  sul reciproco appagamento dei bisogni]  «su null’altro si fonda se non sulla reciproca esistenza».
(Silvia Montefoschi, "L'uno e l'altro - Interdipendenza e intersoggettività nel rapporto psicoanalitico", 1977)

Nel 1973 inizia la scrittura di "Uno e l'altro - interdipendenza e intersoggettività nel rapporto psicoanalitico" che verrà pubblicato nel 1977 e pur essendo in continuità con tutta la sua esistenza come ella stessa ha esplicitato nei suoi scritti autobiografici degli ultimi anni di vita, è con questo scritto che noi conosciamo la nuova Silvia Montefoschi nei quali il concetto di "intersoggettività" diviene il concetto chiave o la chiave di volta di tutto il suo pensiero nato da Jung ma già oltre Jung.


La diffusione della sua psicoanalisi intersoggettiva


Nei primi anni '80 si forma un folto gruppo di allievi genovesi provenienti da esperienze nel campo della salute mentale così dopo essere giunta più volte nella città di Genova per una serie di conferenze sulle tematiche della nuova psicoanalisi relazionale e intersoggettiva da lei teorizzate nei testi che si sono succeduti a partire dal 1977 con la pubblicazione del testo di epistemologia psicoanalitica "L'uno e l'altro - interdipendenza e intersoggettività nel rapporto psicoanalitico" si trasferisce infine a Genova nel 1985 dove insieme ad un gruppo di allievi liguri fonderà il "Laboratorio Ricerche Evolutive Silvia Montefoschi".
L'esperienza iniziata nel 1986 si concluderà nel 1989 quando la psicoanalista farà il suo ritorno definitivo a Milano.

Da Silvia Montefoschi a GiovanniSilvia 

Dopo quell'esperienza di "Laboratorio" a Genova, con il suo ritorno nel 1989 nella sua città di adozione Milano, non parteciperà più a nessun gruppo e non pubblicherà più alcun altro scritto fino al 1996 quando improvvisamente apparve il primo scritto di una lunga serie di nuove pubblicazioni dopo sette anni di silenzio assoluto avente come titolo "La glorificazione del Vivente nell'intersoggettività tra l'uno e l'altro".
Infine anche per motivi di salute nel 2004 Montefoschi si trasferisce a Sarzana. Muore a Zurigo il 16 marzo del 2011.


Il metodo psicoanalitico è il metodo dell'intersoggettività 

Lo studio della Montefoschi si è concentrato in particolare sulla psicoanalisi come metodo conoscitivo che abbraccia progressivamente tutti gli aspetti del reale. Inizialmente il suo pensiero si caratterizza per l'interpretazione in chiave dialettica del pensiero junghiano. Successivamente, con L'uno e l'altro (1977) esplicita la relazione analitica tra analista e analizzando in senso relazionale, descrivendola come il passaggio dal rapporto di interdipendenza al rapporto di intersoggettività.
L'intersoggettività tra analista e analizzando si realizza quando ciascuno riconosce l'altro come soggetto della relazione e non più come oggetto di soddisfacimento dei propri bisogni. In quest'ottica rilegge radicalmente tutto il metodo psicoanalitico.



Il tabù dell'incesto legge dell'evoluzione universale 

La dinamica del tabù dell'incesto nella sua doppia formulazione come violabile e inviolabile ad un tempo, viene letta come dinamica conoscitiva e considerata come teoria della conoscenza  e dell'evoluzione. In questo fedele al dato di fatto che la dinamica del tabù dell'incesto è sempre stata quella teoria della conoscenza che la psicoanalisi, sin dal suo primo nascere con  Freud, porta con sé.
Il suo pensiero si sintetizza nel 1985 con la pubblicazione de Il sistema uomo; il passaggio dall'interdipendenza all'intersoggettività viene esteso oltre il rapporto psicoanalitico, e applicato a tutta la conoscenza del reale.
L'uomo, riflettendo su di sé, si accorge di essere Soggetto riflessivo e non si identifica più unicamente con l'Io e con la corporeità. Il Soggetto riflessivo coglie la propria coincidenza con l'Essere tutto del reale, anzi, è l'Essere stesso che conosce progressivamente se stesso attraverso il pensiero umano, culmine di tutta la storia della conoscenza della realtà.
Nel 1987, con Il principio cosmico o del tabù dell'incesto, che reca come sottotitolo Storia della preistoria del Verbo, Montefoschi aprirà l'ultima fase del suo pensiero. Il libro interpreta tutta la storia dell'universo come la progressiva evoluzione del Pensiero, che conosce se stesso attraverso le forme viventi che incarnano livelli di riflessione via via sempre più elevati ed ampi.
Negli ultimi anni questo processo evolutivo è descritto più compiutamente: l'Essere (il Pensiero Uno), quale ideante, si dice nell'idea come effetto del suo ideare. Così l'universo passa dalla potenza all'atto sin dal primo momento del conoscersi (il big bang). In questa conoscenza, che necessariamente differenzia l'ideante (il soggetto) dall'idea (l'oggetto), l'Essere quale Pensiero Uno si frammenta via via nella materia.
Come il termine uni-verso fa intendere, finalità ultima della conoscenza dell'Essere è quella di recuperare a sé in modo dialettico il Pensiero Uno, andando oltre la frammentarietà del reale. Per questo Montefoschi teorizza un ultimo salto riflessivo oltre il "sistema uomo", dove l'Essere si conoscerà originariamente come essere duale, intersoggettivo.


La storia della psicoanalisi ultimo brano della storia dell'universo 

La psicoanalisi, proprio come metodo di continua riflessione su di sé e sulla realtà, secondo la Montefoschi segnerebbe l'avvento di quest'ultimo salto evolutivo della conoscenza.
Simbolicamente questo salto coincide con il recupero a sé del femminile da parte del Pensiero Uno che, sinora nella storia, si è vissuto solo come soggetto maschile. Infatti, all'uomo sempre è stato dato il ruolo di portatore del pensiero e dello spirito, mentre la donna si è sempre identificata nell'essere che doveva portare avanti l'oggettualità materiale della vita.
Ma sarebbe un errore e comunque riduttivo interpretarlo come una presa di posizione in difesa della donna, che è tipica del femminismo classico. Il pensiero qui si muove piuttosto in difesa dell'emancipazione del pensiero stesso, in quanto il femminile è prima di tutto una funzione del pensiero la cui emancipazione è necessaria principalmente per poter finalmente esercitare per la prima volta la vera funzione del pensiero, che è quella di pensare l'amore così come di riflesso la vera funzione dell'amore è quella di amare il pensiero.
Il testo che traccia quest'ultima tappa del pensiero di Montefoschi è in particolare La storia di colui che è narrata in coloro che sono (2005).




Aneddoti e curiosità su Silvia Montefoschi

Silvia Montefoschi conobbe anche personalmente il famoso psichiatra oltre che suo maestro Carl Gustav Jung (1875-1961), infatti il dottor Ernst Bernhard (1896-1966) allievo di Jung ormai stabilitosi stabilmente a Roma e che iniziò tutti gli psicoanalisti italiani all'orientamento junghiano della psicoanalisi che egli amava chiamare invece a differenza di Jung "psicologia individuativa", un giorno allorchè ormai Jung si avvicinava alla sera della sua esistenza terrena andò a Zurigo a far visita a Jung e portò con sè tutti i suoi allievi italiani tra i quali vi era tra i più promettenti anche Silvia Montefoschi.


Bibliografia 



La nuova edizione delle opere complete
Un evento significativo nel panorama editoriale è la notizia che le opere complete di Silvia Montefoschi sono in corso di ristampa presso Zephyro Edizioni. 

Opere 1      Il senso della psicoanalisi. Da Freud a Jung e oltre

Opere 2*    L'evoluzione della coscienza. Dal sistema uomo al sistema cosmico 
Opere 2**  L'evoluzione della coscienza. Dal sistema uomo al sistema cosmico 
Opere 3      Il tabù dell'incesto e la storia dell'universo
Opere 4      Il femminile, la coniunctio e il Vivente